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Trump rilancia la guerra commerciale: dal 1° agosto dazi del 30% su UE e Messico

By 12 Luglio 2025No Comments

Cronologia, motivazioni e conseguenze del nuovo protezionismo americano

Con due lettere pubblicate sui social media il 10 luglio 2025, l’ex presidente Donald J. Trump – nuovamente alla guida degli Stati Uniti d’America dal 20 gennaio – ha annunciato l’introduzione di nuovi dazi commerciali del 30% su tutte le merci provenienti dall’Unione europea e dal Messico, a partire dal 1° agosto 2025. Una decisione che segna un punto di non ritorno nelle relazioni commerciali transatlantiche e nordamericane, destinata a produrre gravi conseguenze su export, catene di approvvigionamento e stabilità globale.

La misura è stata resa pubblica con una lettera aperta indirizzata alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, pubblicata da Trump sul social network Truth Social, in cui si legge: “Gli Stati Uniti d’America hanno deciso di andare avanti, ma solo con un commercio più equilibrato e giusto”. A motivare la misura, secondo l’amministrazione USA, vi sarebbero disavanzi commerciali persistenti, barriere tariffarie e non tariffarie e una relazione non reciproca con l’Unione europea.

Per comprendere la portata della misura, è utile ripercorrere la cronologia di una presidenza che ha radicalmente trasformato l’approccio americano al commercio internazionale.

Dopo la vittoria elettorale del novembre 2024, Trump si insedia nuovamente alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025, annunciando sin da subito la ripresa di una politica commerciale “America First”. Nel giro di poche settimane, una serie di provvedimenti senza precedenti segnano l’escalation protezionistica:

  • 12 marzo: entrano in vigore nuovi dazi del 25% su acciaio e alluminio, più estesi rispetto a quelli imposti nel 2018.
  • 2 aprile: l’ordine esecutivo del cosiddetto “Giorno della Liberazione” introduce un’ondata massiccia di dazi contro numerosi partner commerciali, in aperta violazione delle regole OMC.
  • 3 aprile: dazi del 25% su automobili e componenti europei e asiatici.
  • 5 aprile: istituzione di una tariffa “reciproca” del 10% su tutte le importazioni, e creazione di un vero e proprio “muro tariffario” nazionale.
  • 9 aprile: nuova tariffa reciproca del 10% verso l’UE, che risponde con contromisure pianificate. Pochi giorni dopo, entrambe le parti accettano una pausa di 90 giorni per evitare l’escalation.

Mentre la situazione con l’UE viene temporaneamente congelata, scoppia una nuova guerra commerciale con la Cina, che porta i livelli tariffari a:

  • 145% per gli Stati Uniti;
  • 125% per la Cina.

Un ritorno ai livelli della Grande Depressione degli anni ’30. Tra aprile e maggio:

  • si aprono numerose indagini doganali USA per giustificare nuovi dazi;
  • il 12 maggio viene raggiunta una tregua temporanea tra Washington e Pechino: dazi USA ridotti dal 145% al 30%, e dazi cinesi dal 125% al 10%.

Nel frattempo, il clima politico-commerciale si fa sempre più instabile:

  • 23 maggio: Trump minaccia una tariffa del 50% sull’UE, poi posticipata al 9 luglio;
  • 4 giugno: i dazi su acciaio e alluminio passano dal 25% al 50%;
  • 7 luglio: gli USA inviano lettere formali a diversi partner per informarli del nuovo pacchetto tariffario, includendo l’UE e il Messico.

Il 10 luglio, l’annuncio arriva in forma ufficiale e pubblica: dazi del 30% su tutte le merci UE e messicane. Nella missiva indirizzata alla Commissione europea, Trump dichiara:

“Abbiamo avuto anni per discutere il nostro rapporto commerciale con l’Unione europea e abbiamo concluso che dobbiamo allontanarci da questi disavanzi commerciali di lungo periodo, ampi e persistenti, causati dai vostri dazi, dalle vostre politiche non tariffarie e dalle vostre barriere commerciali. Il nostro rapporto, purtroppo, è stato tutt’altro che reciproco.”

L’iniziativa non riguarda settori specifici, ma rappresenta un dazio ad valorem generalizzato, separato dalle misure settoriali già in vigore su acciaio, auto, alluminio, energia e high-tech.

Le reazioni immediate

  • Commissione europea: ferma condanna della misura, con l’annuncio di una procedura di consultazione OMC e di possibili contromisure equivalenti;
  • Italia: il Governo ha definito la misura “ostile e ingiustificata“, sottolineando le gravi ripercussioni sull’export agroalimentare e meccanico;
  • Mercati: forte volatilità sulle borse europee e americane, in particolare nei settori automotive e siderurgico;
  • Industrie e PMI: allarme tra gli esportatori europei, che vedono sfumare la certezza delle regole commerciali consolidate da oltre trent’anni.

L’annuncio di Trump segna una rottura storica nelle relazioni commerciali transatlantiche, che dal dopoguerra si sono basate su bassi dazi, multilateralismo e cooperazione OMC. L’introduzione di una tariffa generalizzata al 30% sulle merci europee e messicane rappresenta il ritorno a un protezionismo dichiarato, giustificato da obiettivi di riequilibrio commerciale ma privo di basi cooperative e multilaterali.

Le conseguenze saranno tangibili:

  • Aumento dei prezzi per i consumatori statunitensi;
  • Incertezza e contrazione per le imprese esportatrici europee e messicane;
  • Tensioni geopolitiche tra Occidente e Sud globale, colpito a cascata dai nuovi assetti commerciali;
  • Debolezza del sistema multilaterale, messo in crisi dalla sistematica violazione delle regole OMC.

In un contesto sempre più instabile e protezionista, è fondamentale per le imprese esportatrici rimanere aggiornate, flessibili e preparate. L’analisi dei nuovi dazi, la valutazione di supply chain alternative e l’adattamento strategico ai mercati globali sono oggi più che mai cruciali.

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