Mentre i negoziati tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti sulle controversie tariffarie si trascinano tra speranze e tensioni, Bruxelles ha scelto la linea della fermezza: in caso di mancato accordo, l’Europa non resterà a guardare. Lo ha reso chiaro con la pubblicazione del Regolamento di esecuzione (UE) 2025/1564, un testo che mette nero su bianco le contromisure che l’UE attiverà in risposta a una rottura delle trattative, in particolare su acciaio, alluminio e automotive.
Una mossa tanto tecnica quanto politica, che invia un messaggio inequivocabile a Washington: l’Europa non accetterà misure unilaterali senza una reazione proporzionata e mirata.
Le misure europee – articolate in tre fasi – scatteranno progressivamente a partire dal 7 agosto 2025, salvo che nelle prossime settimane si arrivi a un’intesa con l’amministrazione americana. L’estate, insomma, potrebbe rivelarsi rovente non solo per il clima, ma anche per il commercio transatlantico.
La prima ondata di dazi, operativa da agosto, prevede la riattivazione e l’estensione delle misure già adottate nel 2018 e nel 2020 contro i dazi imposti dagli USA ai sensi della Sezione 232. Questa volta, però, lo spettro è più ampio. Oltre ai classici acciai e allumini grezzi, finiscono nel mirino dell’UE prodotti metallici strutturali e lavorati, componenti industriali e beni agricoli e alimentari. A seconda della merce, le tariffe variano tra il 10%, il 20% e il 25%.
Dal 7 settembre 2025, l’asticella si alza. Saranno colpiti alcuni dei settori simbolo dell’export statunitense: automobili, autocarri leggeri, ricambi auto, ma anche lattine in alluminio, apparecchiature elettriche, macchinari industriali, tessile, ceramiche, vetro e perfino i giocattoli. Non mancano nemmeno i primi divieti di esportazione verso gli Stati Uniti per alcune merci europee strategiche, in una logica di ritorsione incrociata.
La fase finale, prevista per il 7 febbraio 2026, estende l’elenco dei beni colpiti: nuovi articoli di abbigliamento, beni di consumo, prodotti per la casa, cancelleria e materiali stampati saranno soggetti a dazi fino al 30%. Anche in questa fase sono previste ulteriori restrizioni all’export.
Con questo regolamento, l’Unione Europea non sta semplicemente annunciando dazi: sta costruendo una leva di pressione diplomatica, nella speranza che gli Stati Uniti tornino a un approccio più cooperativo. Ma il calendario è stretto. Il 1° agosto è ormai segnato in rosso nei dossier di Bruxelles e nelle agende dei principali attori economici.
Non è un caso che la gradualità delle misure lasci aperto uno spiraglio per le trattative. L’UE non chiude la porta, ma intende chiarire che non resterà passiva di fronte a politiche commerciali aggressive o protezionistiche.
In gioco non ci sono solo miliardi di euro in scambi, ma anche il principio del multilateralismo commerciale, messo alla prova da anni di tensioni geopolitiche. Dopo il caso Sezione 232, le dispute WTO e le nuove misure su semiconduttori e auto elettriche, questa nuova schermaglia rischia di minare definitivamente la fiducia tra due partner storici.
In sintesi, il Regolamento (UE) 2025/1564 rappresenta un atto di autodifesa e di deterrenza. Bruxelles mostra di avere un piano, articolato e progressivo, pronto ad entrare in azione se gli Stati Uniti dovessero proseguire sulla strada dei dazi e delle misure unilaterali. Resta da capire se questa strategia porterà a un compromesso o a un’ulteriore escalation.
Nel frattempo, per le imprese europee – e per chi si occupa di dogane e commercio internazionale – si apre una fase di attenta pianificazione strategica: ogni voce doganale potrebbe diventare il prossimo campo di battaglia.