In un contesto economico globale già fragile, arriva finalmente una notizia che, pur non risolvendo le tensioni, offre un momento di respiro: gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno deciso di sospendere, per un periodo di 90 giorni, le rispettive misure tariffarie che negli ultimi mesi avevano infiammato gli scambi transatlantici.
A fare il primo passo è stato il Presidente Donald Trump, che il 9 aprile 2025 ha firmato un nuovo ordine esecutivo – l’ennesimo nel giro di pochi giorni – con cui ha deciso di congelare, fino al 9 luglio, l’applicazione delle tariffe ad valorem imposte con il precedente Executive Order 14257. Una mossa che arriva dopo settimane di escalation commerciale, culminata con l’annuncio della Cina di voler colpire con dazi dell’84% tutte le importazioni dagli Stati Uniti. Washington, di tutta risposta, aveva già deciso di alzare al 125% le tariffe sui beni cinesi. Ma, nei confronti degli altri partner – inclusa l’Unione Europea – la linea è stata diversa: niente escalation, ma una sospensione temporanea, che lascia spazio alla diplomazia.
Che cosa cambia, in pratica?
Dal 10 aprile 2025, i dazi supplementari specifici previsti per ciascun Paese (ad eccezione della Cina e dei suoi territori amministrativi) vengono sospesi e sostituiti con un dazio ad valorem uniforme del 10% in aggiunta al dazio “general”. Non si tratta di una cancellazione definitiva, ma di una pausa strategica. Una tregua, insomma.
E gli altri Paesi, come hanno reagito? In primis, l’Unione Europea. Bruxelles, che stava per attivare un robusto pacchetto di contromisure contro le politiche tariffarie unilaterali statunitensi, ha risposto con un gesto speculare: anche l’UE ha deciso di congelare, per lo stesso periodo di 90 giorni, le misure preparate nelle scorse settimane. Parliamo di un pacchetto che prevedeva l’introduzione di dazi su prodotti americani come riso, tabacco, ceramiche, moto Harley-Davidson e imbarcazioni da diporto, per un valore stimato di 21 miliardi di euro.
Una risposta che non è solo economica, ma anche politica. La Commissione ha ribadito con fermezza che l’Europa è pronta a difendere i propri interessi, ma ha colto al volo il segnale distensivo americano. Come ha dichiarato la Presidente Ursula von der Leyen:
“Accolgo con favore l’annuncio del Presidente Trump di sospendere i dazi reciproci. È un passo importante verso la stabilizzazione dell’economia globale. I dazi sono tasse che danneggiano imprese e consumatori. L’Europa resta impegnata per un commercio libero, equo e privo di attriti”.
Cosa ci insegna questa pausa?
Innanzitutto, che le guerre commerciali non hanno vincitori. I dazi, nella loro essenza, sono strumenti di pressione, ma finiscono spesso per colpire le stesse economie che cercano di proteggere. La sospensione decisa da Washington e Bruxelles è un’ammissione implicita di questo principio.
In secondo luogo, emerge la volontà – almeno da parte di una parte del mondo occidentale – di evitare un’escalation che rischierebbe di danneggiare ulteriormente catene di approvvigionamento già in sofferenza. È significativo che la misura di sospensione sia stata motivata, da parte statunitense, con la “buona volontà” dimostrata da oltre 75 partner commerciali, tra cui l’UE, nel voler allinearsi su una visione comune di sicurezza economica.
E dopo il 9 luglio?
Qui sta il nodo. Se nei prossimi tre mesi non si troverà un’intesa strutturata, il rischio concreto è che le misure sospese tornino in vigore. In quel caso, l’apparente distensione di oggi potrebbe rivelarsi solo una pausa tattica in una guerra commerciale destinata a riaccendersi.
Nel frattempo, però, questa sospensione rappresenta un’occasione da cogliere. Per gli operatori economici, per le imprese, per i governi. Una finestra per rivedere le regole del gioco, e magari, riscriverle con uno spirito più collaborativo.
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